E tu, di che pasta sei fatt@?

Version originale dont une partie a été traduite dans art370, rub141E tu, di che pasta sei fatt@?

rispondi al nostro test

e scopri qual è il tuo profilo

. e il nostro

1) Ore 23.00 sto lavorando comodamente seduta al mio computer mentre squilla
il telefono e squilla anche il cellulare, mio figlio si sveglia e urla, il
mio compagno dorme e le amiche mi ricordano che stasera c’è una festa da
schianto: cosa penso della mia vita?

a) Basta! Dall’anno prossimo baby-sitter, colf, vestiti in lavanderia e
e-shopping!

b) Ma, quel posto da impiegata delle poste, forse dovevo prenderlo!

c) Avviso il mio compagno, spengo il PC e vado alla festa.il telelavoro ha i
suoi vantaggi!

2) Sono al mercato, vedo una lunga gonna a fiori e un paio di zoccoli di
legno . cosa faccio?

a) Prendo la gonna e lascio gli zoccoli. è perfetta per farci una tenda!

b) Lascio la gonna e prendo gli zoccoli. posso sempre usarli per tirarli
dietro a qualcuno!

c) Li lascio entrambe, sono in cerca di qualcosa d’altro!

3) Voglio avere un figlio, ma non posso farlo.cosa faccio?

a) Mi dispero e mi rimetto alla volontà del Signore.

b) Scappo a Londra dopo aver svaligiato la mia banca e vado in una clinica
privata.

c) Preferisco il sole e gli arancini alla nebbia e fish&chips, vado a
Catania, nella cooperativa Hera, e uso le tecniche di riproduzione
assistita.

4) Sono sul cesso, apro una rivista per donne e vedo le modelle in costume:
si avvicina la prova bikini!

Mi informo sul centro per le liposuzioni più vicino a casa.

Comincio la dieta, mi metto la crema anticellulite, mi inguaino nella tuta
dimagrante, salgo sulla cyclette mentre guardo Barbara Buchet che fa gli
esercizi di aerobica in TV!

Me ne frego . tanto ce l’hanno tutt@, al massimo non mi alzo dal telo (e se
mi alzo m’infilo gli occhiali scuri).

5) Ho un fidanzat@ cafone e aggressivo

Scrivo alla posta del cuore o provo con la terapia di coppia (a Gino e Pina
ha fatto tanto bene).

Ho pensato che è giunta l’ora di darla via come se non fosse mia.

Mi compro un vibratore (niente più rapporti a scatola chiusa).

Devo scegliere un colore per andare in manifestazione, quale?

Bianco verticale.

Nero orizzontale.

Rosa trasversale.

7) Il mio capo è un@ stronz@ . cosa faccio?

Mi faccio mettere in piedi in testa come mi hanno insegnato al corso di
formazione.

Tento di sedurl@.

Mi metto d’accordo con i/le colleg@ per rubargli le idee … per
reinterpretarle e per tirarci su un lavoretto autonomo che si fondi proprio
sulle poche competenze che ci stanno fornendo al lavoro.

8) Il mio computer va in panne .

Schiaccio CTRL+ALT+CANC tre o quattro volte, spengo, riaccendo e non va .
allora chiamo il tecnico che con la modica cifra di 250 euro me lo rimette a
posto.

Sto calma, c’è sempre un amico di indymedia o un hacker da invitare a cena.

Accendo una sigaretta, infilo una forcina nel hard disk e magicamente il
computer riparte.
9) Cosa sono per me le malattie sessualmente trasmissibili?

Quelle cose che si prendono gay e puttane.

Quelle malattie che i miei compagni eterosessuali del centro sociale non
prenderanno mai.

Quelle malattie che non si trasmettono avendo rispetto del proprio corpo e
di quello degli altr@.

10) E’ notte, sto passando vicino alla fermata dell’autobus in un quartiere
di periferia, accanto a me c’è una donna elegante e succinta . cosa penso?

Che schifo, sono arrivate anche nel mio quartiere!

Forse è una zona pericolosa: speriamo che non mi scambino per una puttana!

Le chiedo: “Scusa, è mica passato l’11?”

11) Devo sedurre qualcuno, cosa preparo?

(figura di hamburger + diet coke)

(figura di pollo arrosto +vino rosso)

(mousse al cioccolato + peperoncino)

Questionario di Betty*
Se ti sei trovat@ per lo più d’accordo con le risposte a) il tuo è il
profilo A; se hai collezionato soprattutto risposte B) – e qualche risposta
a) – il tuo è il profilo B; se ti sei trovat@ d’accordo soprattutto con le
risposte c) il tuo . e il nostro . è il profilo C.

Profilo A

Andate su Marte

Profilo B

Contattaci!

Profilo C

Forse anche tu come noi/ Betty*?

Stai allenando il tuo corpo al desiderio, stai giocando nei luoghi pubblici
e privati della tua vita per riappropriarti di una più alta qualità delle
relazioni, stai sperimentando un modo più significativo e più divertente,
seducente e, perché no, anche provocatorio per incidere sul mondo.

Anche tu come noi hai fatto la gelataia, la barista, la commessa, la
telefonista in un call center e l’hostess al Motor Show per pagare
l’affitto, le bollette, le tasse universitarie e l’aperitivo, aspettando di
occupare il tempo rimasto con attività ben più desiderabili anche se per
niente redditizie.

Eppure anche tu come noi, credi che questa femminilizzazione del lavoro non
sia solo una sfiga ma anche una possibilità.

E’ innegabile, infatti, che nella tua come nella nostra vita tutto sia
precario e flessibile, che il tempo di lavoro e quello del non lavoro si
confondano fino ad invaderne ogni momento, che quella somma di diritti
sindacali delle “nostre mamme” non c’entrano poi molto con noi donne CoCoCo.

Anche tu come noi non hai abbastanza certezze, sia in termini economici sia
in termini di stabilità del posto di lavoro, per pianificare la tua vita a
lungo termine e per fare scelte importanti come ad esempio quella di avere
un figlio.

Ma non è solo questo. Grazie al cielo o grazie alle femmine! È anche vero
che lavorare ad orari strani e fare cose molto diverse tra loro forse
permette a te come a noi di sperimentarci secondo la nostra creatività e di
valorizzare attraverso percorsi lavorativi non canonici i nostri desideri e
le nostre capacità.

Forse questo benedetto farsi donna del lavoro apre allora anche degli spazi
di agibilità e di relazione nei quali è più bello lavorare, dove la
cooperazione e le relazioni trasversali sono saperi da mettere a valore e in
grado di ridefinire il potere, sottraendone il carattere di arbitrarietà che
gli è proprio, dove si possono creare modi altri per mettere in discussione
e decostruire il contesto socio-economico e politico di cui fai parte. Spazi
in cui si può ripensare il conflitto.

Forse anche tu come noi hai questa percezione della realtà perché, per
onestà intellettuale, sai di non appartenere ad una fascia sociale
disagiata, di essere inserita in quanto cittadin@ italian@ nat@ o diventat@
e di avere avuto il tempo e il modo di acquisire saperi ed esperienze messi
in gioco in una serie di relazioni significative vissute in luoghi densi di
stimoli.

Forse anche tu come noi, hai avuto il coraggio di farti autodidatta e di
crearti delle professionalità attraverso un paziente patchwork di
competenze, realizzato un po’ qua e un po’ là, dai lavori precari passando
attraverso le attività negli spazi sociali.

E per questo, anche tu come noi, puoi guardare allo stato attuale del mondo
del lavoro oltre la prima necessità e da qui vuoi ripartire per dare vita a
strategie di liberazione.

Noi abbiamo “liberato” il nostro tempo immaginando e creando un sexy shop, e
non a caso.

Ci siamo guardate attorno e abbiamo scoperto che un vibratore ci
rappresentava più degli zoccoli e delle gonne a fiori, simboli del
femminismo anni ’70 .

E poi che eravamo più interessate a praticare delle dinamiche di rete
trasversali che ad assumere quelle “orizzontali”, spesso solo ostentate e
non realizzate, che appartengono al movimento di cui facciamo parte.

L’interfaccia tra noi e questo movimento, i femminismi, il mondo tutto, è un
divano di peluche circondato da oggetti desiderabili.

Abbiamo voluto “liberare” farfalle, palline, vibratori e dildi dalla carica
negativa che è stata loro cucita addosso; abbiamo pensato che in un ambito
colorato e fantasioso gli oggetti “del piacere” potessero essere finalmente
agiti anche dalle donne e da tutt@ quell@ che decidono di arricchire il loro
immaginario.

Questa esperienza ha rappresentato per noi lo strumento attraverso cui
abbiamo fatto nostra la storia dei femminismi ed elaborato un percorso nuovo
che valorizza le varie soggettività e che fa del desiderio il centro delle
sue relazioni e dei suoi progetti poiché siamo convinte che non ci sia nulla
di cui non si possa parlare e che non si possa esibire.

Abbiamo espresso questo desiderio connettendo e confondendo linguaggi
diversi, la musica e la cioccolata per lanciare una campagna contro la
violenza sulle donne, il rhum e i trucchi per presentare un libro sulla
realtà trans, le creme per i massaggi e il cibo afrodisiaco per un convegno
sulla prostituzione, i video proiettati su teli di tulle per parlare di
biotech, la grafica e il colore per difendere il diritto all’aborto, creando
situazioni che stimolano il senso critico e il gioco, l’appetito e il
buonumore!!!

La nostra parola d’ordine è contaminazione e “LA NOSTRA LEGGE E’ IL
DESIDERIO”**.

Non l’hai forse fatto anche tu? Non ti sei fatta anche tu trascinare dal
desiderio? Non senti anche tu che il corpo è teso al piacere? E non pensi
che soddisfarlo significa sia sperimentare e sperimentarsi nell’assoluto
rispetto di sé e dell@ altr@ ma anche diffonderlo affinché tutti possano
goderne?

Anche tu come noi credi che sia sui corpi che oggi si giocano le battaglie
politiche che più stringono le maglie delle libertà personali e collettive.

Il corpo è quell’elemento fondamentale che mette in contatto l’uomo e la
donna con il mondo costruendo attorno a sé una fitta rete di relazioni. Sono
queste relazioni che raccontano la storia delle persone. Eppure c’è molta
gente che ancora ricollega l’espressione della vita alla foto di un
embrione: e pensare che nessuno l’ha mai incontrato per strada!

Anche tu come noi pensi che le Tecniche di Riproduzione Assistita o l’aborto
sono o dovrebbero essere degli strumenti medici e scientifici al servizio
del desiderio di maternità delle donne “reali” e che le leggi dovrebbero
regolamentarne l’utilizzo, permetterne il più ampio accesso tramite la
difesa della sanità pubblica e non trasformarsi in una guerra contro il
diritto all’autodeterminazione delle donne. In gioco ci sono il diritto ad
una maternità consapevole e la messa in discussione della legge italiana
sull’aborto (194) che pure giudichiamo non perfetta.

Anche tu come noi pensi che non esistono “donne per bene” e “donne per
male”, madri “nate” e donne che abortiscono, caste e pure verginelle e donne
dedite al piacere, donne “sane” e donne “malate”, donne che consumano le
loro relazioni sessuali solo all’interno della famiglia e donne che fanno
del rapporto sessuale anche una merce di scambio.

Non esiste in natura una linea di confine che separa così nettamente il
lecito dall’illecito, solo esistono leggi che giuridificano questa
distinzione e che vi associano un valore morale.

Pensi allora che la nuova legge sulla prostituzione, che pianifica gli eros
centers e limita le “zone” urbane in cui sia possibile esercitarla, attua
una rigida restrizione del diritto a prostituirsi liberamente, sancito in
Italia dalla legge Merlin, e che è un atto di inciviltà costringere le
lucciole alla reclusione in erosmarket ed al check in sanitario coatto.
Inoltre, questa legge che si fregia di una particolare attenzione verso i
problemi legati alla prostituzione coatta in realtà, togliendo le prostitute
e i prostituti dalle strade, fa un favore alla criminalità organizzata che
ne gestisce il mercato, permettendole di garantirsi i proventi senza
incappare in “fastidiosi” operatori sociali.

Allo stesso modo pensi che la riesumazione dell’art.85, “travestitismo”,
ossia mascheramento della propria identità punibile col ritiro del
passaporto, ecc., che più volte in questi mesi transgender italian@ si sono
vist@ applicare nonostante le battaglie vinte in vent’anni di lotte, è un
tuffo nel passato.

Pensi, infatti, che se le persone vogliono travestirsi e ricercare così la
propria identità, al di là di ogni rigida definizione, impedire che esse lo
facciano o criminalizzarle è una violenza ingiustificata.

Il senso comune che ha portato alla formulazione – compiacente – di questa
legge è lo stesso che si limita a guardare all’apparenza delle cose, al
cosiddetto degrado di un paio di tette al vento, e non sa guardare in faccia
alla violenza che tutti i giorni si consuma nelle strade e nelle case.

*Betty ha tante identità e nessuna e per questo non può essere
rappresentata, non ha genere perché love tutt@, Betty non ha colore perché
ama il melange (anche se ha qualche inclinazione per il rosa), Betty è
poliglotta, Betty è nomade, Betty non ha bisogno di documenti di soggiorno
perché ha avuto la fortuna (finora) di essere cittadina.

Betty è il nome collettivo delle donne del sexy shock.

**(thank’s to A/MATRIX).

Betty

Nom collectif des femmes du sexy schock sur le net . Betty a de nombreuses identités et aucune et c'est pour cela qu'elle ne peut être représentée, elle n'a pas de genre parce qu'elle love tout le monde, Betty n'a pas de couleur parce qu'elle aime le mélange (même si elle a une certaine inclinaison pour le rose), Betty est polyglotte, Betty est nomade, Betty n'a pas besoin de carte de séjour parce qu'elle a eu la chance (jusqu'à présent) d'être citoyenne.