Il gioco

Version originale dont une partie a été traduite dans art370, rub141Il desiderio di modellare il significato di autoinchiesta su di un piano
corale, autonarraivo e nello stesso tempo frastagliato, ci ha coinvolte in
un esperimento attivo sul tema.
Abbiamo accolto con entusiasmo l’idea che un’autoinchiesta circa le
trasformazioni del mondo femminile si svolgesse con una metodologia
diversificata a seconda dei gruppi.
In questo modo invece che una inerpretazione statica del presente, avremo
un’immagine cinetica : fotogrammi di un dispositivo sempre in movimento.

Dall’ esperienza fatta nel ’99 al Deposito Bulk di Milano che aveva come
oggetto “le aspettative dei giovani dal mondo del lavoro”, in collaborazione
con il Centro Studi DeriveApprodi; segue nell’Aprile 2001, la proposta di
un incontro laboratoriale a Shesquat (uno dei nostri spazi a Milano), dal
titolo “Sfida alla precarieta'” che suggerisse un sentiero, o linea di fuga
alternativa, nel dibattito in corso in vista del Primo Maggio.
L’nchiesta diviene per noi uno strumento estremamente duttile, da plasmare a
seconda dei contesti.
Oggi, sul tema donne nello spazio pubblico della politica, abbiamo scelto di
sperimentare un metodo consono alle esigenze di un gruppo come il nostro
(circa 20 elementi), tenendo conto del desiderio di elaborare brevi spunti
di senso, piuttosto che di incrociare elementi quantitativi/qualitativi o
modellare un dibattito.

L’auto-inchiesta diviene, in questo caso uno strumento di analisi collettiva
e acquista un potere trasformativo sul nostro agire; ve ne diamo una
restituzione aperta, consapevoli che il lavoro, per sua stessa natura non
sia concluso.

Per indagare noi stesse nello spazio pubblico della politica abbiamo
inventato un gioco, con leggerezza, senza prenderci troppo sul serio e con l
‘obiettivo di decostruire l’ oggetto conoscitivo aprendo a nuovi possibili
confini.
Il gioco e’ ideato da un piccolo gruppo e proposto alle altre componenti.
Durante il lavoro di backoffice sono state declinate 4 accezioni di luoghi
(fisici e virtuali) che rispondessero alle categorie di pubblico formale e
pubblico informale dando ad entrambi i casi, lo staus di “luogo politico”.

Riteniamo infatti una precisa scelta, quella di prediligere i luoghi
informali, non un’attitudine naturale, ma la volonta’ di situare i luoghi
della politica al di là dei confini che le sono storicamente propri (
partito, sindacato, assemblea)

I Livelli
Setting (scenari politici ad ampio raggio), show-up (scenario di
condivisione ludica, dalla formula: I gonna show-up at pub to night), links
(scenario e modalita’ “in rete”) e oggetto conoscitivo (ambiente di
ricerca),

La proposta e’ stata quella di usarli come chiavi nella costruzione di una
Mappa Cognitiva comune.

Una mappa cognitiva perché la complessità è difficile da attraversare, e se
le direzioni sono libere allora cerchiamo di enucleare nodi-isole per
tracciare dei collegamenti concettuali-fisici, che potranno mutare o
essere valicati, ma la possibilita’ di averli rappresentati aiuta quel
processo che chiamiamo di
“mentalizzazione” utile ad orientarsi nell’analisi.

Il Gioco in pratica

C’è un grande cartellone affisso al muro, al centro 4 cartoncini – puzzle,
su ognuno è scritta una delle parole-chiave.
Sul tavolo ci sono 4 cartellette contenenti delle immagini, ogni cartella
corrisponde a una parola del puzzle sul cartellone.
Come si gioca? Ognuna deve comporre una sequenza di 3 immagini per ogni
parola del puzzle/per ogni livello, poi appende la propria sequenza su
cartellone andando così a costruire insieme un patchwork di idee-immagini, a
seguire ognuna racconta le proprie composizioni esponendo
l’ interpretazione del simbolico, infine vi è la rielaborazione.

Lavorare sul linguaggio simbolico attraverso le immagini, lavorare su idee e
parole agite, non solo verbalizzate (che abbiano cioe’ attinenza con la
concretezza), puo’ essere un espediente interessante per organizzare un
linguaggio politico che abbia attinenza, proprio perche’ quotidiano e
informale, con il nuovo paradigma globale.

Non intendiamo ora esporvi il report completo di questo laboratorio,
preferiamo sottolineare alcuni aspetti che ci sono sembrati rispondessero al
tema suggerito e raccontarvi come, nella pratica stiamo lavorando.

L’accento posto sulla soggettività e sulla ridefinizione del concetto di
pubblico (discussioni attive da quando ci conosciamo) ci ha portate a una
particolare definizione per descriverci, quella di gruppo / non-gruppo.

La nostra coesione scaturisce dalla decostruzione dell’ immaginario,
maturato attraverso l’esperienza della militanza nei C.s., in cui l’
individuo si identificava nel gruppo.
All’appartenenza abbiamo sostituito lo sviluppo di individualità in
relazione reciproca e la ricerca di un equilibrio dinamico tra individuo e
gruppo.

Lo sforzo prodotto in tal senso, che si può leggere nel percorso tracciato
dalle immagini a proposito del Setting politico, imprime un movimento di
oscillazione continua dalla sfera individuale a quella collettiva e ci fa
riconoscere come gruppo in ambiti specifici, di genere o tematici, e come
individui nelle situazioni di moltitudine: eravamo infatti singoli individui
a Genova 2001 e a Firenze 2002, mentre emergeva chiaramente la dimensione
collettiva in momenti come May Day 2002, Sconvegno 2002* e Pride Milano
2002.

La relazione reciproca si attua attraverso la cura e l’ascolto e prende la
forma di connessioni tra punti di un rizoma. La rete che viene così
configurandosi identifica l’universo molteplice e in trasformazione dei
links, non è fatta di unità in moltiplicazione, ma di livelli, o meglio, di
direzioni di movimento.
E’ auspicabile dal nostro punto di vista che il movimento, almeno nei suoi
comparti piu’ tradizionali (che si interrogano sulla rappresentanza),
comprenda che un agire trasversale e nomadico costituisca la mimesi e l’
alchimia necessaria ad arginare le nuove forme del controllo.

Questo sistema anti-gerarchico ci ha permesso di risolvere la scissione del
livello politico/personale, non in una sovrapposizione dei termini, ma nell’
assunzione in sé dell’ agire politico, nella valorizzazione dell’
individualita’ in cui sentiamo risolto, forse ingenuamente, il problema
della rappresentanza del gruppo in ambito di movimento.

Uno stormo di uccelli migratori in volo viene letto come attraversamento in
ogni livello.
Non riconoscendo una forma univoca del ‘fare politica’, lo l’io-stormo ne
attraversa molte; la valigia e lo zaino si ripetono emblematicamente nel
mosaico ad immagini.

Riponiamo la massima fiducia nella capacita’ della singola di gestire, in
politica e nel lavoro, il nostro brand, ovviamente privo di un copyright e
libero da qualsiasi vincolo d’ utilizzo.

Dunque e’ possibile riconoscere le nostre pratiche sia attraverso il
comportamento delle singole nel mondo, sia, in ambito collettivo, attraverso
le produzioni di progetti e di oggetti conoscitivi.
Gli obiettivi che ci poniamo quando lavoriamo in un progetto, come occupare
una casa, partecipare ad un bando per l’assegnazione di uno spazio, dare
vita a un atelier di abiti e oggetti autoprodotti, rappresentano un agire
concreto e definito anche a livello fisico.
Invece l’oggetto conoscitivo ha un obiettivo immateriale, ovvero è la
produzione di senso attraverso l’indagine e la ricerca su ambiti del sapere,
produrre ad esempio pubblicazioni cartacee o collaborare alla redazione di
un libro sul lavoro o attivare gruppi di studio.
Quindi assume rilevanza il procedimento con cui si mettono in
compartecipazione le competenze. Ciò ci permette scambio e confronto
continuo.
LAVORO
ovvero la cooperazione invisibile

Il lavoro pervade le nostre vite, irrompe nei discorsi più frivoli,
travalica i confini della realtà e dei sogni.
Per questo ne abbiamo fatto uno dei nostri oggetti conoscitivi, un campo di
indagine e di ricerca.
Costruiamo le strade per non farci sovrastare dall’ineluttabilità di questo
dato di fatto, ne invertiamo il segno, partiamo dal limite per immaginarci
come aggirarlo o trasformarlo.
Sperimentiamo forme collettive di tutela informale, laddove quella formale
(le vecchie forme sindacali) si dimostra anacronistica, incapace di
adattarsi ad uno scenario lavorativo giocato su tempi e spazi limitati.
Attraverso la condivisione delle esperienze e dei saperi cerchiamo
coordinate che ci aiutino a muoverci nella complessità di uno scenario in
rapida trasformazione.
Agiamo come una cooperativa le cui azioni non sono il capitale economico ma
il capitale relazionale, consapevoli che produrre sapere e condividerlo
costituisce gia’ una forma di organizzazione.
Siamo una cooperativa invisibile, o meglio, una cooperazione invisibile,
perché è un metodo più che una struttura.
E’ invisibile per rispondere in maniera immediata ed efficace alla
mutevolezza e parcellizzazione del mercato.
Agisce su due livelli, di cui il primo è quello della contrattazione in
termini di paga e di pause di lavoro: come gestire le relazioni e le
gerarchie che si incontrano sui luoghi lavorativi, come vestirsi per fare la
cameriera in un dato locale o come intervenire di fronte a un mancato
pagamento nel caso di un lavoro in nero; ha come obiettivo una remunerazione
immediata e come finalità la liberazione del tempo dello studio, del
viaggio.
Lo troverete approfondito nel libro di Adriana Nannicini, Le parole per
farlo. Donne al lavoro nel postfordismo, edito nella collana “Map” della
casa editrice DeriveApprodi, al quale abbiamo collaborato con un’intervista
collettiva.

Ad un altro livello la cooperazione invisibile agisce si occupa dei
desideri, intersecando le ipotesi di ognuna e le competenze acquisite.
Focalizzare un ambito di interesse, valutare le possibilità di ampliamento
delle proprie conoscenze e competenze, immaginare i possibili link con il
resto del mondo.
Tessere un filo di coerenza interna.
Articolare dei criteri di selezione sul lavoro e sulle competenze da
assimilare.
Una di queste esperienze e’ Buzz2001, una sinergia tra mediattivismo e
autoformazione digitale, esperimento in cui alcune di noi incrociano il
mondo della produzione video con il lavoro autorganizzato, facendo
convergere interessi personali e remunerazione.

E cosi’ riusciamo a declinare la nostra Flessibile quotidianita’ lavorativa
e a trovare dei termini capaci di definirla :
Lavori Marchetta (cameriera, modella d’Accademia, baby sitter)
Lavori che di per se’ non offrono delle possibilita’ di grande
soddisfazione, di formazione.
Sono lavori che non riteniamo vadano disprezzati perche’ per il breve tempo
di svolgimento in termini di ore settimanali, permettono liberazione di un
tempo “altro” dal lavoro cioe’ quello dello studio del viaggio o
semplicemente creativo.
Terzo settore (operatrice di strada, educatrice, organizzatrice di eventi
culturali)
ovvero tutte quelle professioni in cui sussiste una identificazione di tipo
etico/valoriale, in cui alle competenze tecnico/specifiche possiamo
affiancare attitudini e background culturale.
In questo tipo di lavoro il rapporto con i superiori e’ meno chiaro, il
fatto che non sia sempre facile identificare un responsabile (capo?,
coordinatore?, regista?) compromette la trasparenza dei rapporti di forza.
Freelands (videomaker, ricercatrice, artigiana, giornalista)
Da sole o in gruppo creiamo reti relazionali in grado di sostenere progetti
e
collaborazioni specifiche.

Capitalizzare il bene relazionale in reti invisibili non conduce all’
emarginazione dal potere, al ritorno alle mura domestiche.
Porta invece a incontrarsi su di un terreno mobile che, senza perdere il
vantaggio della mimesi e della multiformita’, puo’ assumere le vesti della
formalità sulla base di obiettivi specifici.

Thanx to: Moebius, Braidotti, Jodoronsky, Haraway, Sennet, H. Bey, Harendt,
Negri, U. Beck, Deleuze, Guattari.

SheSquat e’ un circuito milanese di ragazze tra i 20 e i 26 anni,
se siete incuriosit* dal gioco o dallo stato dei nostri numerosi progetti,
potete contattarci attraverso la mailinglist electrogarage@inventati.org, o
l’indirizzo shesquat@inventati.org, oppure passate a trovarci nello spazio occupato in Via Gnocchi viani 2 o in
quello regolarmente ottenuto attraverso un bando cittadino e di prossima
apertura nella zona di Niguarda.

SheSquat

Circuit milanais de femmes de 20 à 26 ans. Si vous êtes intéressés par notre jeu ou par l'état de nos projets, vous pouvez nous contacter à travers la mailinglist electrogarage@inventati.org .