Conversazione sul bioreddito e sulla risocializzazione della moneta

Antonella Corsani : Cosa diresti se affermassi alla lettura del tuo saggio “Ammortamento del corpo-macchina” che la socializzazione dei mezzi di produzione è consubstancielle alla natura del capitale fisso come capitale umano nel senso in cui tu declini, o piuttosto deformi, questo concetto dopo averlo strappato al pensiero neo-liberale et ibridato con il concetto marxiano di lavoro vivo?

Christian Marazzi : Sulla socializzazione dei mezzi di produzione hai colto nel segno: la separazione tra capitale e lavoro di tipo fordista era mediata da processi di produzione “macchinici”, che assicuravano (sebbene parzialmente) al bioreddito di essere una variabile dipendente dal capitale. Cioè: di impedire che la riproduzione si autonomizzasse dal capitale. Nel modello antropogenetico (o biopolitico che dir si voglia), i processi di produzione sono umani, per cui la socializzazione dei mezzi di produzione non è mediata dal capitale macchinico, ma dal corpo della forza-lavoro. Forse sono proprio le nuove patologie legate al lavoro che svelano (in negativo) la nuova forma della regolazione capitalistica di questa socializzazione. Come dire che il reddito sociale ha oggi una dimensione “invalidante” e escludente, serve a medicalizzare le patologie del mercato del lavoro, invece di liberare energie vitali. “Business Week” ha recentemente dedicato un dossier al settore sanitario americano che, negli ultimi 5 anni, è stato l’unico in assoluto a creare occupazione (1,800 milioni di nuovi posti di lavoro)! A conferma sia della natura antropogenetica/biopolitica del capitale cognitivo, sia della declinazione patologizzante del welfare state emergente (in cui malattia e guerra – tanatopolitica? – “regolano” i processi di socializzazione).

Antonella Corsani : Tu affermi che il welfare ha assicurato la continuità del circuito del capitale (“D-M-D’”), questo reddito d’esistenza ha riprodotto la separazione tra capitale e lavoro e con essa la divisione sociale del lavoro. Come potrebbe essere assicurata questa differenza di ruolo del bioreddito che tu prefiguri ora come investimento nell’autonomia oltre il capitale? Voglio dire, se il welfare è stato funzionale all’accumulazione capitalista assicurando la continuità del circuito del capitale, come potrebbe oggi il bioreddito non avere questo stesso ruolo, riproducendo nuove divisioni del lavoro dentro e fuori l’Europa? Mi chiedo dunque quali siano le condizioni perché il bioreddito o reddito garantito nella sua forma monetaria non entri nel circuito del capitale.

Christian Marazzi : Le tue ultime domande sul bioreddito rimandando, mi sembra, ai processi politici e organizzativi della lotta contro il capitale. Non c’è alcuna garanzia “in sé” che il bioreddito assicuri l’autonomia oltre il capitale, benché il “divenire capitale del denaro” sia, oggi forse più di ieri, condizionato dal “divenire autonomo della forza-lavoro”. Trasformare le divisioni etnico-spaziali della massa del lavoro cognitivo, meglio: del corpo-macchina della forza-lavoro, è un presupposto fondamentale di quasiasi lotta sul reddito garantito. E’ in gioco, al di là del concetto di bioreddito, la forma che vogliamo dare alla democrazia: un reddito per riprodurre la moltitudine, i “molti in quanto molti”? Un reddito che assicuri la dimensione “metropolitana” di un soggetto fatto di differenze plurali? Se è ovvio che la rivendicazione del bioreddito presuppone qualche movimento organizzato, meno ovvio (ma proprio per questo da enfatizzare) è la necessità di “pluralizzare” questi movimenti, queste rivendicazioni.

Antonella Corsani : Il modello antropogenetico di cui tu parli dà un’immagine forte delle trasformazioni del capitalismo globale : la salute, la cultura, l’educazione, i saperi sono al cuore della valorizzazione capitalista su scala mondiale. Un modello, quello antropogenetico, che potremmo definire di normalizzazione e regolazione dei corpi e del corpo sociale. Pero, se riprendiamo lo schema analitico di Marx per analizzare la dinamica di questo processo di produzione dell’uomo attraverso l’uomo, un processo bio-économico che è dentro il circuito del capitale, mi sembra che incorriamo in un problema. Nell’ analisi marxiana il principio della separazione/inversione mi sembra centrale, la separazione fra lavoratore e prodotto del lavoro è una delle separazioni fondamentali per una teoria dello sfruttamento e dell’alienazione. Ora, se il prodotto diviene la vita come vita biologica e vita sociale, e se il processo produttivo è un processo capitalista, questa separazione significa alienazione del lavoratore collettivo, come lavoro vivo, dalla vita stessa.
Come a questo punto sarebbe possibile immaginare il bioreddito come la condizione per l’émergenza di forme de vita multiple e autonome dal capitale? Come condizione dunque per l’affermazione di forme di vita minori, eterogenee? Mi chiedo se non sia necessario pensare la rottura del legame fra riproduzione della vita et produzione capitalista. Si tratterebbe allora di uno spostamento di ottica per pensare il reddito garantito, come bio-reddito, non come “riconoscimento” (ex-post) di una ricchezza prodotta e che è già dentro il capitale, ma quella di un accesso “ex-ante” alla moneta, condizione necessaria per la libertà di produrre altre forme di vita e altrimenti. Ti parlavo di questo qualche tempo fa, vorrei dunque riprendere là dove ci si era fermati : la moneta. Tu parlavi di denaro creato ex-nihilo come mezzo di pagamento del salario. Il denaro ex-nihilo “diventa” denaro come capitale, ma ( e questo è il punto) non è detto che diventi necessariamente capitale, dato che c’è di mezzo il tempo e, quindi, la soggettività. Può rimanere denaro come denaro, forma monetaria della fuga, dell’“attivo sottrarsi” dal comando del capitale.

Christian Marazzi : Il denaro ex nihilo è la forma che il valore assume nel rapporto tra capitale e forza-lavoro, il che tra l’altro significa che in Marx, il denaro è, nella sua essenza, forma del valore, e non equivalente generale come l’ortodossia marxista (specialmente in Francia) ha sempre sostenuto. L’equivalente generale è solo “una” funzione del denaro all’interno della forma del valore universale, alla stessa stregua di altre funzioni del denaro (mezzo di scambio, misura del valore, mezzo di pagamento, ecc.). Il denaro è un insieme di funzioni che, nel loro insieme, concorrono a determinare la vera essenza del denaro, il suo essere forma del valore. Se lo ricordo è, appunto, per evitare che del denaro si dia una definizione essenzialmente merceologica, cioè di equivalente generale delle merci. Sì, certo, è anche questo, ma accanto a questa funzione c’è quella di mezzo di pagamento (nel caso del denaro che acquista forza-lavoro, di “denaro come capitale”). In quest’ultimo caso il denaro creato ex nihilo acquista forza-lavoro (ossia funziona come capitale), ma i beni salario che l’operaio acquisterà col suo salario non esistono fino a quando l’operaio si è messo al lavoro. L’equivalenza tra denaro creato-versato come salario e i beni salario si stabilisce ex post, come dire: a lavoro avviato. Questo è il senso del “divenire capitale del denaro creato ex nihilo”. Se questo stesso denaro, per ipotesi (politica), non comanda il lavoro vivo (la soggettività in actu), esso funzionerà da denaro come denaro, reddito che acquista beni salario che però riproducono una forza-lavoro relativamente autonoma (autonomizzata) rispetto al capitale. Tutto questo non è una pedanteria accademica, è invece una premessa indispensabile per capire: 1) che la creazione ex nihilo del denaro è perfettamente presente nella teoria marxiana, e non c’è stato bisogno della dichiarazione dell’inconvertibilità del dollaro dell’agosto del 1971 per emanciparsi dal concetto metallico del denaro; 2) che il denaro ex nihilo è (già in Marx) la forma ricorrente di pagamento della forza-lavoro acquistata dal capitale, nel senso che è la messa al lavoro della forza-lavoro – ossia il suo trasformarsi da capacità lavorativa a lavoro vivo/soggettivo in actu – che permette al denaro creato ex nihilo di “farsi merce”, cioè equivalente generale. Il tempo che intercorre tra la messa al lavoro della forza-lavoro e il versamento del salario è ciò che decide di questo divenire equivalente generale del denaro creato “dal nulla”, ossia sulla base di nessun denaro-merce pre-esistente. Nel fordismo era la riproduzione salariale della forza-lavoro che garantiva la continuità del circuito capitalistico: come dire che il salario fungeva da tallone e misura del valore. Il salario era l’equivalente dell’oro nel regime del “gold standard”, funzionava da misura e da standard del valore. E’ nel momento in cui i processi di valorizzazione incominciano a fuoriuscire dai confini, prima nazionali e poi sempre più dai confini della fabbrica, che il salario (anche quello sociale erogato dal Welfare State) entra in crisi nella sua funzione di misura e standard del valore. Qui veramente si può parlare di un passaggio ad una regolazione bio-monetaria del circuito del capitale, nel senso che il denaro creato ex nihilo è versato sempre meno come salario della forza-lavoro, e sempre più come salario del corpo dei lavoratori. Un corpo che viene disciplinato dal capitale non più attraverso la costrizione spaziale al lavoro di fabbrica, ma attraverso la sua costrizione a produrre valore in ogni spazio esistenziale. Insomma, ciò che garantisce la continuità del capitale, oggi più che mai, è la riproduzione della sottomissione (la sussunzione) del corpo della forza-lavoro a processi di produzione di valore incentrati sulla mera esistenza, sul semplice vivente. E’ forse un caso, allora, che si parli di “modello antropogenetico”, di settore sanitario/formativo/culturale come “motore della crescita” economica? Un primo modo di rispondere alla tua domanda, fatte queste premesse “metodologiche”, potrebbe allora essere il seguente: il denaro creato ex nihilo può, dico può, non diventare capitale (può quindi non diventare equivalente generale che riproduce il vivente come merce), se questo denaro (nelle sue varie forme, tra le quali ovviamente il reddito sociale garantito) riproduce la capacità del corpo di autonomizzarsi dai processi di sfruttamento/valorizzazione. Questa capacità risiede esclusivamente nella singolarità delle donne e degli uomini (un corpo “socializzato”, collettivo, ecc. è già la forma simmetrica degli odierni processi di produzione immateriali).

Antonella Corsani : L’inconvertibilità del dollaro nel 1971, è stato un momento importante di quel processo che conduce dalla crisi fiscale dello Stato alla finanziarizzazione del debito pubblico e alla privatizzazione della moneta. Il bioreddito come denaro creato ex nihilo potrebbe implicare una risocializzazione della moneta.

Christian Marazzi : Nel fordismo lo Stato sociale funzionava sulla base del deficit spending, nel senso che lo Stato creava una domanda aggiunta (a quella creata dall’economia) per erogare beni pubblici e per ridistribuire socialmente la ricchezza creata (reddito sociale). La copertura del deficit vedeva nella banca centrale il creatore in ultima istanza del denaro necessario a monetizzare questa domanda aggiuntiva. Senza questa funzione keynesiana dello Stato il plusvalore (sia detto per inciso) non avrebbe potuto convertirsi in denaro. Il deficit pubblico, in altre parole, era coperto con creazione ex nihilo di denaro. Nel post-fordismo non solo l’economia si è finanziarizzata (crescente importanza dei mercati borsistici nella regolazione dell’economia), ma anche il deficit pubblico si è “finanziarizzato”, nel senso che la sua copertura non dipende più dalla creazione monetaria (ex-ante) da parte delle banche centrali, ma direttamente dal mercato attraverso acquisto di buoni del Tesoro. Le banche centrali, semmai, rincorrono la finanza creando denaro per assecondare i mercati borsistici (e ovviamente nei momenti di crisi per evitare il prosciugamento della liquidità). E’ in questo senso che si parla, oltre che di finanziarizzazione, anche di privatizzazione del denaro, nel senso che lo Stato, nel post-fordismo, può solo assecondare le scelte degli investitori globali. La rivendicazione del reddito sociale garantito con denaro creato ex nihilo è un modo di rompere la subalternità dello Stato ai processi di finanziarizzazione/privatizzazione del denaro. Oggi come ieri lo Stato continua a funzionare sulla base di deficit (che aumentano con l’aumento dei bisogni) ma la creazione del denaro ex nihilo da parte dello Stato non riguarda più la ripartizione della ricchezza sociale, ma l’aumento dei profitti privati realizzati attraverso la finanziarizzazione. La risocializzazione della moneta mette in gioco la compatibilità tra Stato e mercato nei processi di globalizzazione, nel senso che una lotta sul “bioreddito ex nihilo” (per così dire) parte dal basso ma non si ferma allo Stato-nazione. E’ il livello sovra-nazionale quello determinante per la definizione del reddito sociale creato ex nihilo.

Corsani Antonella

Enseignant-chercheur à l'Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne, elle travaille sur capitalisme cognitif, mutations du travail et métamorphoses du rapport salarial. Dernière publication : Un salariat au-delà du salariat ? (en collaboration avec Marie-Christine Bureau) 2012, à paraître.